Paradiso di tenebre alla Basilica Palladiana

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All’interno della rassegna “Il Teatro Olimpico fuori di sé”, progetto ideato e coordinato dall’Accademia Olimpica di Vicenza su richiesta del Comune di Vicenza, una conferenza-spettacolo che intreccia vita, teatro e visione.

In occasione dei primi vent’anni di attività della compagnia, Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari incontrano il pubblico in una conferenza-spettacolo.

Il 3 maggio 2003, al Festival della Resistenza andava in scena per la prima volta lo spettacolo Brigands, inaugurando l’unione artistica del duo apulo emiliano: un percorso iniziato un po’ per gioco, un po’ per caso, ma soprattutto per passione. Paradiso di Tenebre racconta le vicende che hanno portato alla nascita della compagnia, snodandosi tra aneddoti, episodi divertenti, a volte esilaranti, altre volte soffermandosi sugli incidenti tragici della vita. Ogni vicenda, comica o tragica, è stata un passo fondamentale e indispensabile per permettere ai protagonisti di arrivare fino a qui: vere e proprie prove esistenziali, che hanno messo i protagonisti faccia a faccia con la realtà del teatro, della professione, ma anche della cecità; un racconto a metà strada tra pubblico e privato, tra palco e platea, tra attori e spettatori, qui chiamati ad essere testimoni di queste vite e di questa storia.

Incastonati nel racconto alcuni monologhi tratti dagli spettacoli realizzati nei vent’anni di attività (Brigands, vincitore per la sezione nuova drammaturgia al Festival Internazionale di Lugano, In fondo agli occhi, la cui regia è firmata da César Brie, Amleto take away, che è valso a Berardi il Premio Ubu come miglior attore nel 2018, e Les enfants de la Pressée), una danza tra vita e scena, in linea con la poetica della compagnia, che trasforma autobiografia e vissuto quotidiano in opera e rito teatrale.

“Se non avessi perso la vista, non avrei mai potuto fare l’attore” inizia così il racconto: un paradosso che apre la via alla narrazione di come un terremoto fisico ed esistenziale sia diventato il mezzo per attuare una rivoluzione, di come una vicenda tragica si sia trasformata in risorsa, portando due artisti a incontrarsi e a creare una realtà che dura da vent’anni.

Ci piacerebbe che questa conferenza spettacolo fosse rivolta, sì, al pubblico che ci conosce, nostro sostenitore, ma soprattutto alle giovani generazioni, sempre più costrette a vivere senza prospettiva, in una cecità esistenziale che le obbliga a non guardare mai troppo avanti.

Guardare avanti invece è un diritto e un dovere di tutti noi, anche dalle tenebre può nascere un paradiso.

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