INSIDE

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L’idea nasce da Gianfranco Berardi, attore e autore non vedente, e da Gabriella Casolari, attrice e autrice, che con la propria compagnia, in maniera reale e in maniera allegorica, utilizzano il tema della cecità e della mancanza come perno della propria poetica. Il progetto prende spunto da alcuni spettacoli della compagnia, partendo da “In fondo agli occhi” (regia di César Brie) in cui la cecità è affrontata in maniera tragicomica come malattia da cui è afflitto Gianfranco, del quale Gabriella si prende cura, e come metafora della condizione in cui viviamo e in cui vivono le giovani generazioni oggi, fino ad arrivare al più recente “I figli della frettolosa”.. È proprio ispirandosi a queste opere e alle loro cifre espressive (cattiveria e comicità, ironia e poesia, autobiografico e universale) che il laboratorio intende sviluppare la sua ricerca.

L’intenzione è quella di condurre i partecipanti alla creazione di un atto unico in cui raccontare se stessi possa essere una maniera per raccontare il mondo e, al contempo, in cui raccontare la realtà che ci circonda possa essere il pretesto per conoscersi meglio. Gli allievi, partendo da piccole storie biografiche, affrontano il tema della diversità, della crisi e della perdita, sia come racconto di un’esperienza personale fortemente caratterizzante, sia come metafora di una condizione esistenziale che oggi, sempre più sembra somigliare alla condizione esistenziale di un cieco (precarietà, instabilità, assenza di prospettiva).

Opere propedeutiche

  • “Cecità” di José Saramago (letteratura)
  • “La locanda della felicità” di Zhang Yimou (cinema)
  • “Vedere o non vedere” di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari (teatro)