EDITORIALE

Tu nella pittura.

Tu nel canto.

Tu, forse, nella preghiera.

Tu in quell’unico studente che in vent’anni di insegnamento ha dimostrato la tua stessa passione per la letteratura.

Tu nelle stringhe di codice informatico – sì, in quell’estrema eleganza di chi non può concedersi che la perfezione, quella raffinatezza che hai smesso di notare quando la routine ha cominciato a farti male agli occhi.

Tu in fondo agli occhi di tua madre, quando ci hai visto quell’amore incondizionato che solo ora che sei madre sai riconoscere.

La bellezza, ecco cosa vi hai trovato: una bellezza limpida, acronica, talmente pura da dissetare la tua anima senza distrarti con il suo sapore.

L’hai sempre cercata, ogni istante, ogni frammento di vita che hai vissuto; forse non te ne rendevi conto, ma tutto ciò che facevi era votato a lei, ad incontrarla, a lasciarti riempire di quella sensazione totalizzante e indefinibile che solo lei ti può dare.

E ora?

Ora che sei chiuso in casa, bloccato da solo con te stesso e con ciò che negli anni hai lasciato da parte – proprio per andare alla spasmodica ricerca di quella bellezza?

Ora la cerchi in ogni angolo, in ogni momento – nei tuoi bambini che si addormentano, in tua moglie che ti fa trovare il caffè pronto, nella sensazione dell’acqua della doccia lungo la schiena – la cerchi come se fosse acqua nel deserto, ossigeno sotto terra, riposo nell’insonnia – e se ti chiedessero come mai la cerchi, cosa risponderesti? Cosa?

“Perché ne ho bisogno.

Ne ho bisogno per non impazzire, per sopravvivere a tutto questo.

Sono quei piccoli momenti di cui ho bisogno per sentirmi felice.

Per sentirmi vivo.

Umano.”

Stai riscoprendo il gusto delle piccole cose, la grandezza delle emozioni quotidiane; stai ritrovando la bellezza nella tua vita, in te stesso, nel modo in cui tu guardi ciò che vivi – stai ricostruendo la tua personale bellezza, su di te, sui tuoi occhi, sulle tue mani, a misura dello spazio che occupi nel mondo e nell’universo – e stai assaporando ogni secondo della felicità che questa bellezza ti dona.

Ora, la domanda più importante – dedicata a tutti coloro che sostengono che l’arte non rientri fra i beni di prima necessità:

cos’è l’arte, la nostra arte, se non la ricerca della propria bellezza nel mondo?